I vaccini Pfizer e Moderna: facciamo il punto

Un paio di giorni fa, dopo Pfizer anche la company Moderna ha annunciato che negli Stati Uniti l’FDA ha autorizzato il suo vaccino anti COVID-19 per uso di emergenza, allo scopo di prevenire l’infezione da covid-19 negli individui dai 18 anni in su.

Ma come funzionano i due vaccini ad RNA di Pfizer e Moderna?

Provo a spiegarlo in modo semplice, partendo da come funziona il nostro sistema immunitario, che è una macchina decisamente molto efficiente. Le nostre cellule immunitarie attaccano qualunque cosa venga riconosciuta come estranea al corpo. Che sia un fungo, un virus, un batterio o un parassita, tutto ciò che viene considerato “estraneo” porta le cellule immunitarie a sferrare immediatamente un attacco (la cosiddetta risposta immunitaria innata).

Nel caso specifico di un virus, l’attacco deve essere ben preparato perché occorre capire prima quale parte del virus vada attaccata e quindi, quale delle diverse cellule immunitarie vadano prodotte di più per attaccare il virus [i leucociti o globuli bianchi hanno infatti diverse sottopopolazioni, come eosinofili, basofili, neutrofili, macrofagi, linfociti etc., ognuna con un suo preciso ruolo a seconda di quale agente estraneo vada attaccato).

Questo significa che serve tempo prima di rispondere (a volte anche giorni) ed in quel tempo il virus si replica e si espande.

Quando l’attacco viene finalmente sferrato ed il virus sconfitto, il sistema immunitario memorizzerà il virus stesso e la prossima volta che lo incontrerà, sarà in grado di attaccarlo immediatamente e quindi prima che il virus si possa replicare e fare danni; svilupperemo quindi una risposta immunitaria acquisita (o specifica).

Torniamo adesso al nostro vaccino; la comunità scientifica mondiale, analizzando il Covid-19, ha compreso che il candidato migliore per attaccare il virus stesso, fosse la proteina Spike; la Spike è una glicoproteina che permette al virus di entrare nelle nostre cellule.  Ha due regioni: la prima serve a legarsi alla cellula bersaglio tramite il recettore ACE2; la seconda regione consente l’ingresso del virus nella cellula.

Dato che il genoma del Covid è stato completamente sequenziato in pochissimi mesi dallo scoppio della pandemia, gli scienziati sono stati in grado di comprendere quali fossero le informazioni genetiche necessarie al virus per costruire la proteina Spike. Hanno quindi messo a punto una versione ad mRNA (RNA messaggero) della proteina Spike; hanno cioè creato le istruzioni per costruire la proteina.

Ecco quelle istruzioni SONO il vaccino.

Quando l’mRNA, incapsulato in un liposoma (che semplificando è una vescicola fatta di grassi che facilita l’ingresso nelle cellule dell’mRNA e lo protegge dalla degradazione) entrerà all’interno del nostro corpo, verrà immediatamente trasformato nella proteina Spike. A quel punto il sistema immunitario si accorgerà che è entrato qualcosa di molto pericoloso e si attiverà per distruggerlo, sviluppando la risposta immunitaria acquisita e quindi la possibilità di difenderci se incontreremo di nuovo il Covid-19.

In questi giorni in cui in America ed in Inghilterra sono iniziate le prime vaccinazioni, ci arrivano notizie di alcune reazioni allergiche dopo la somministrazione del vaccino. Queste reazioni, che potrebbero essere abbastanza diffuse considerando che si stanno vaccinando milioni di persone, sembrerebbero essere causate proprio dal liposoma in cui è incapsulato l’RNA messaggero, ma mostrano di risolversi spontaneamente nel giro di pochi giorni.

L’impatto con un un nuovo vaccino può chiaramente spaventare, ma se aveste dubbi, vi invito a chiedere ai vostri medici o a chi lavora nel campi e SOPRATTUTTO ad informarvi nei siti ufficiali e non tramite i social, che stanno facendo girare informazioni false se non addirittura inventate di sana pianta.

Vi ricordo che il vaccino infatti non sarà obbligatorio, quindi ognuno di noi potrà scegliere se farlo o meno. Io ovviamente mi vaccinerò non appena arriverà il mio turno: sarà davvero l’unico modo per uscire da questa maledetta Pandemia.

 

Di Maria Cristina Onorati

L’immagine originale proviene da Nature Magazine, riadattata da Giacomo Sebastiano Canova.